Intervista con il vicedirettore della formazione
Quando il cambiamento consolida la motivazione
La strategia quinquennale dell’EMS
sembra aver originato cambiamenti a catena già percettibili nel vostro lavoro?
Nabih Jabr: Proprio così. Per prima cosa, ha messo in evidenza la necessità di standardizzare il materiale e le ambulanze, ma è solo in un secondo tempo che è stata affrontata la questione della formazione. Durante la ricerca di mezzi finanziari e di un partner affidabile, la CRL si è resa conto che una collaborazione con la DSC aveva dei vantaggi che altri potenziali partner non offrivano: in primo luogo la volontà di impegnarsi sul lungo termine (un minimo di tre anni), e poi il fatto che la DSC volesse creare un modulo di formazione consono alla realtà vissuta dai volontari.
Come descriverebbe la formazione ideale per i volontari della CRL?
Si tratta soprattutto di garantire una continuità nella formazione e di farlo su base nazionale. La formazione si articola su tre livelli successivi: gli istruttori, i formatori, i volontari. Occorre sapere che i volontari sono circa 2500 presso 43 stazioni, con rotazioni di 300-400 unità ogni anno. È la ragione per cui i cicli di formazione realizzati con il sostegno dei professionisti incaricati dalla DSC puntano a garantire un’autonomia di funzionamento attraverso la standardizzazione dei livelli di formazione.
Crede che il futuro vi riserverà problemi su questo fronte?
Forse, ma faremo di tutto per sormontarli. Ad esempio, occorrerà garantire un passaggio flessibile delle responsabilità di formazione del dipartimento di insegnamento della CRL a quello dell’EMS che prende oramai a carico quest’attività. Occorrerà inoltre instaurare una cultura del cambiamento in seno alle stazioni. Nessuno mette in dubbio che vi saranno anche delle difficoltà. Ci si affeziona ai vecchi metodi come alle vecchie automobili. Bisognerà anche evitare di privare bruscamente le stazioni della loro autonomia, introducendo gradualmente i cambiamenti. Così le stazioni manterranno un certo margine di manovra. E poi, occorre stabilire un eccellente livello di comunicazione tra tutti gli intervenienti, utilizzare maggiormente il nostro sito internet creando pagine interne per i volontari, produrre una newsletter in arabo e in inglese per i soccorritori.
Perché in inglese?
Perché le fonti professionali sono solitamente in questa lingua, che i volontari devono almeno leggere e comprendere.
Quale sguardo volgete ai partner di questo progetto pilota di formazione?
Senza il CICR il progetto non avrebbe mai visto il giorno. La colonna portante è stata Sandrine Tiller, responsabile della cooperazione, che ha lavorato in stretta collaborazione con Christian
Boss, della DSC ad Amman, e Olivier Hagon, il medico responsabile del corso. Tutte le discussioni si sono tenute in uno spirito positivo. Christian si è mostrato flessibile ed entusiasta, rapido
nelle risposte, senza eccessiva burocrazia. La prova migliore è questo eccellente strumento di formazione che teniamo nelle nostre mani!
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