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“Questo corso è un sogno”

Georges_Kettaneh___Director_of_LRC_EMS.jpgQuando si dice Croce Rossa Libanese, si pensa spesso a Georges Kettaneh (GK). Quale direttore nazionale dei servizi medici d’urgenza (SMU, meglio conosciuti con l’acronimo ingese EMS, Emergency Medical Services), è la colonna portante dei soccorsi d’urgenza in Libano, dove gli interventi sono numerosi e di diverso tipo. Nabih Jabr (NJ), un giovane promettente e molto motivato, lo assiste per quanto riguarda la formazione dei soccorritori.

La prima fase della formazione dei futuri istruttori EMS volge al termine. Qual è il vostro primo bilancio?

GK – Questo corso è un sogno che ora sta per essere realizzato. Siamo molto contenti della collaborazione venutasi a creare con la DSC e il CICR. Ora la responsabilità deve essere assunta dalla Croce Rossa libanese: non dobbiamo perdere l’entusiasmo, dobbiamo perseverare e fare di tutto per mantenere un buon livello di prestazioni.

NJ – Tutto si è svolto secondo i piani, cosa molto rara in Libano. L’assiduità dei partecipanti è stata degna di nota. Adesso bisogna essere in grado di controllare l’impazienza. Ho ricevuto molte chiamate da parte dei volontari che non sono stati selezionati per diventare istruttori, ma molto curiosi dei risultati e che attendono di poter imparare a diventare formatori. In questo momento gli echi sono nel complesso molto buoni, anche se alcuni soccorritori sono un po’ delusi di non far parte del futuro gruppo di istruttori. Bisogna anche dire che un centinaio di candidature corrispondeva al profilo richiesto per i 26 posti a disposizione.

Quali sono le prossime tappe e quali misure intendete prendere per consolidare il progetto?

NJ – Per concludere la prima fase del progetto ci restano ancora alcuni compiti da svolgere tra fine novembre 2008 e inizio marzo 2009. Si tratta in particolare di un corso di management per i responsabili del progetto, della preparazione di una prima bozza del manuale di riferimento per i soccorritori e dello svolgimento dell’ultimo modulo di formazione degli istruttori concernente i Mass Casualties Incidents, che possiamo tradurre con “esercizi in caso di catastrofe”. A quel punto saremo pronti ad affrontare la seconda fase che vedrà gli apprendisti istruttori entrare in scena per trasmettere le conoscenze acquisite a un centinaio di futuri formatori reclutati in tutte le stazioni di pronto soccorso. Questa fase durerà per tutto il 2009.

GK – Durante tutto questo processo è importate coinvolgere l’impianto gerarchico della CRL, il Congresso nazionale e il Comitato medico nonché i medici associati. Alcune decine di persone che operano in tutto il paese seguono quindi costantemente gli sviluppi del progetto. Il Ministero della salute, che in qualche modo è il nostro ministero di tutela, è informato e sostiene il progetto. Sono anche in contatto con i capi dei settori regionali della CRL per consolidare questo nostro edificio. Abbiamo anche l’intenzione di istituire, al momento opportuno, una scuola di formazione in grado di trasmettere in modo durevole le conoscenze professionali aggiornate a tutti i soccorritori libanesi. L’attuazione di un sistema di istruzione attualmente in elaborazione traccia la strada la seguire.

Ci si chiede anche come possa proseguire un progetto così ambizioso. Cosa avete previsto a questo proposito?

GK – I due responsabili svizzeri delegati della DSC, il Dr. Olivier Hagon e Béatrice Crettenand-Pecorini rappresentano il punto di riferimento medico del progetto. Dopo aver costituito e animato i gruppi dei moduli di formazione della fase 1, valuteranno la fase 2, seguendo sul terreno gli istruttori ai loro primi passi nella formazione. La CRL elaborerà un meccanismo di valutazione per i prossimi anni, considerando che normalmente bisogna aspettare cinque anni prima di iniziare un nuovo curriculum di formazione. Il nostro obiettivo è di seguire da vicino lo svolgimento di tutte queste tappe e di accompagnare i successori dei soccorritori già formati (circa 400 avvicendamenti all’anno).

NJ – Al termine della fase 2 è prevista una valutazione esterna per analizzare i risultati ottenuti e rafforzare gli interventi futuri. Intendiamo anche preparare delle “schede di bilancio” che i soccorritori dovranno sistematicamente riempire. Comunque aspetteremo sicuramente fino al 2011, a tre anni dall’inizio del progetto, per dedicarci a uno studio d’impatto che ci fornirà una buona base di confronto tra il dispositivo vecchio e quello nuovo. Questo studio sarà svolto in collaborazione con gli ospedali libanesi che valuteranno l’operato dei soccorritori e includeranno testimonianze dei pazienti stessi.

Una parola in conclusione…?

NJ – Oggi i soccorritori volontari sono più orgogliosi, si sentono in grado di trasmettere conoscenze. Ma nel loro animo restano dei volontari.

GK – L’esperienza ce l’avevamo ma ci mancava l’organizzazione. Le nostre intenzioni, rinsaldate oggi da questa formazione, sono sempre quelle di mettere a disposizione di ogni soccorritore, da nord a sud, dal mare alla montagna passando attraverso la pianura, lo stesso dispositivo, lo stesso equipaggiamento e lo stesso approccio negli interventi d’urgenza. Grazie alla Svizzera per il suo sostegno!