Malgrado il coraggio e l’entusiasmo con cui hanno affrontato la loro prima esperienza in Coppa del mondo, Drogba e compagni non sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo, che era la
qualificazione agli ottavi di finale. L'euforia è stata di breve durata, ma fra i molti sostenitori, uomini e donne indistintamente, la passione per il calcio resta intatta.
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| Simbolo dell’unità nazionale in un paese dilaniato da rivalità etniche, economiche e politiche: gli elefanti. |
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Alla loro prima partecipazione in Coppa del mondo, gli Elefanti non sono stati purtroppo all’altezza delle aspirazioni dei loro sostenitori. Aspirazioni un tantino folli, si può quasi dire, tale è
la passione degli Ivoriani per il calcio, sia al nord che al sud del Paese. Nelle strade e nelle piazze, sulle terrazze di bar e ristoranti la festa, benché di corta durata, è stata bella e
intensa.
Ancor più dei tifosi italiani, i sostenitori ivoriani sono inclini a far festa prima ancora che inizi la partita. Scelta azzeccata, visto che gli uomini di Henri Michel hanno poi perso i loro
primi due incontri, rimanendo subito esclusi dagli ottavi di finale.
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Melodie e ritmi da ballo in onore di Drogba & Co.: fan del calcio in festa in Costa d’Avorio.
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Prima delle partite con l’Argentina e l’Olanda, ma anche durante la fase di preparazione al Mondiale, i giovani di Abidjan, di Yamoussoukro, di Bouaké e di molte altre città hanno ballato, cantato
e fatto baldoria su ritmi e brani appositamente composti in onore di Didier Drogba e compagni. Un gran numero di canzoni e danze ispirate ai movimenti del calcio sono state inventate per l’occasione,
riprese e interpretate dalle decine di migliaia di fan sparsi in tutto il Paese.
Nemmeno le donne si sono tirate indietro, dato che gran parte di loro tifa pure per gli Elefanti. L’assiduità con la quale seguono le partite è pari a quella dei loro compagni maschi; pronte a
dare i loro pareri illuminanti nelle fasi decisive della partita, conoscono tutti i giocatori, o quasi.
Infatti, non è una cosa facile con la squadra degli Elefanti, dato che la maggior parte dei titolari gioca all’estero. Perlopiù in Francia o in Inghilterra, ma pure in Tunisia, come il portiere
Jean-Jacques Tizié, o in Svizzera, com’è il caso del centrocampista Gilles Yapi Yapo (nello Young Boys). Sanno anche che il giocatore più piccolo del Mondiale è uno dei loro: l'attaccante del Nizza
Bakari Koné, che fa un metro e 63 centimetri dai tacchetti alla testa!
La squadra di calcio rafforza l’identità nazionale
La squadra di Drogba e compagni possiede un’altra qualità, che non è da trascurare nella Costa d’Avorio attuale: in un Paese spaccato in due dalle rivalità etniche, economiche e politiche,
peggiorate dall'ingerenza della vecchia potenza coloniale. I suoi giocatori provengono infatti da tutte le regioni del Paese, in rappresentanza della maggior parte delle etnie e delle culture ed
incarnano uno dei veri simboli dell’unità nazionale ivoriana.
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Mondiali 2006, gruppo C
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Argentina
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Olanda
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Costa d'Avorio
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Serbia-Montenegro
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In un Paese in crisi d’identità, colpito dalla recessione economica e con un’immagine che in questi ultimi anni si è parecchio offuscata a livello internazionale, l’infatuazione popolare per gli
Elefanti è stata una salutare iniezione di ottimismo. Gli Ivoriani hanno creduto davvero che la loro piccola squadra, sbarcata dal nulla sul pianeta del calcio mondiale, potesse compiere dei
miracoli. Purtroppo non ve ne sono stati e l’euforia è durata poco. Le Ivoriane e gli Ivoriani se ne faranno però una ragione: dopo aver incassato con filosofia la sconfitta, continueranno ad
appassionarsi alle evoluzioni dei loro beniamini, espatriati nei grandi club europei.
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Impegno svizzero in Africa occidentale
La DSC è presente in vari Stati dell’Africa occidentale. Fra
i suoi obiettivi primari rientrano il miglioramento
dell’operato delle autorità, in particolare tramite contributi
alla decentralizzazione, nonché la promozione di economie
efficienti, diversificate e sostenibili, basate sui principi di
mercato.
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